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Rassegna Stampa


31 ottobre 2012 PDF Print Email

Anche i lombardi seguano la via del referendum per l’indipendenza

Leggi l'articolo intero sul sito de L'Indipendenza.

di PAOLO L. BERNARDINI

Di ritorno da un viaggio [...] mi sono imbattuto in un numero notevole sia di letture, sia di critiche al mio articolo provocatoriamente intitolato “la Padania non esiste”, [...]

[...]. Ora, data la premessa, seguono però divergenti opinioni, tot capita tot sententiae, su come procedere alla rottamazione. Non voglio sostenere che la mia, e quella del movimento cui appartengo, “Indipendenza Veneta”, sia la migliore, ma sono convinto, profondamente convinto che sia la maggiormente praticabile. Per una serie di ragioni che qui espongo:

  1. Le regioni italiane sono, si sa, ampiamente criticabili da ogni punto di vista. [...]
  2. Le regioni italiane sono tutte sufficientemente grandi per costituire piccoli Stati [...]
  3. Alcune sono di per se stesse veramente grandi, e la Lombardia da sola lo è ampiamente, è come la Svizzera e l’Austria [...]
  4. Electa una via non datur recursus ad alteram? Non lo so, francamente. La via referendaria mi pare l’unica legalmente praticabile [...].
  5. La Lombardia? Personalmente, auspico che tutti i movimenti indipendentistici, come Pro Lombardia Indipendenza, Domà Nunch, Unione Padana, Unione Padana Alpina,  presentino, anche solo strategicamente, senza sciogliere i loro gruppi e perdere le loro importanti identità, una lista comune alle regionali, “Indipendenza Lombarda”, con un solo punto nel programma, l’indizione di un referendum per l’indipendenza lombarda. Se la Lega ha un’anima indipendentistica, ebbene la tiri finalmente (o di nuovo?) fuori. “Prima la Lombardia!”. “Prima il Nord” è cosa senza senso.
  6. Dopo? Dopo, ottenuta l’indipendenza, ogni possibile rideterminazione di confine sarà possibile, all’interno di un ordinamento federale, che lasci spazi altissimi di autogoverno vuoi all’Insubria ex-italiana, vuoi a Bergamo e Brescia, vuoi a Mantova, vuoi a Milano stessa, tutti territori veramente molto diversi uno dall’altro, geograficamente e storicamente vieppiù differenziati. Se poi i popoli padani vorranno dar vita alla Padania, ebbene si avrà la Padania. Basta che non la imponga alcuna oligarchia, alcun “architetto di Stati” dall’alto.[...]
 
2 ottobre 2012 PDF Print Email

"E' evidente che qualcuno vuole monopolizzare queste istanze. Noi vogliamo un'Insubria libera dal cemento selvaggio e dalla criminalità organizzata" ha spiegato Lorenzo Banfi a nome di Domà Nunch.

 

 
2 ottobre 2012 PDF Print Email


La “Pedemontana”, per salvare la Lombardia

Che la cosiddetta «Forza del Popolo» sia e risieda nella terra, questa è una cosa risaputa, detta e ripetuta in varie forme e in varie lingue d’Europa. L’abbiamo imparato dagli Etruschi prima e dalla Roma Repubblicana poi. L’abbiamo sentita affermare con forza in Germania, tra le due Guerre mondiali. Nel medesimo periodo lo si è affermato anche in Italia. In Europa lo si è udito, seppure in modo flebile, anche pochi anni fa, in Spagna, prima del tracollo economico.
Un tempo i comunisti di una certa frangia extraparlamentare gridavano il seguente slogan: «Se l’Italia vuol risalir la china, tutto il potere alla classe contadina». All’Istituto Tecnico Agrario Statale di Limbiate (ex provincia di Milano, oggi Monza-Brianza) alla fine degli Anni Settanta gridavano: «Falce e vanga contro il governo che ci stanga». Mentre la destra stava a dormire. E una certa destra milanese sfilava tra Piazza San Babila e varie vie del centro con le scarpette di firma e le magliette costose. Ma non ci si stupisca: taluni di quegli individui hanno gettato la maschera da tempo e oggi appoggiano il colpo di stato in bianco architettato da comunisti, come l’attuale presidente della repubblica, e la combriccola bilderberghiana di Monti. Quest’ultimo vuole rimanere ben saldo al posto conquistato. O, meglio, al posto assegnatogli da qualcuno più «in alto grado» di lui. La forza per la propria Terra. Tutto questo panegirico per dire cosa? Semplicemente che non tutti dormono e qualcuno, tra risa di scherno e perplessità latenti, si batte. Si batte per la propria terra. A questo punto non m’interessa di che colore abbia la biancheria intima: se si batte effettivamente per la salvaguardia della propria terra merita attenzione.

Domà Nunch, Movimento econazionalista per l’Insubria, domenica 30 settembre ha manifestato contro il nuovo ecomostro carrozzabile, la Pedemontana. Il grande serpentone asfaltato, massicciato e con numerosi ponti e raccordi autostradali eliminerà dalla già depauperata Pianura Lombarda un altro bel po’ di terra arabile e coltivabile. Tale Pedemontana è stata voluta da Formigoni, Cattaneo & C., suscitando nei mesi passati numerose proteste. E numerose inchieste, che speriamo non s’insabbino alla maniera italiota.
Tutto qui? Certo che no. Sedicenti comunisti o ex comunisti e non bene identificate persone appartenenti ai «centri sociali», hanno tentato di fare naufragare nella violenza la protesta a difesa della terra. Vi ricorda qualcosa ciò?
 
12 settembre 2012 PDF Print Email

Siete stanchi del maledetto euro? Arriva il Franch insuber

Misinto - Se vi trovate in zona vale la pena di farci un salto. Dove? Alla Festa nazional de l'Insubria, che prenderà il via venerdì a Misinto all'Antiga Osteria Sant Andrea: un evento all'insegna di cultura, storia e tradizione dell'Insubria, terra leggendaria tra il Po e i laghi prealpini abitata, pare, secoli e secoli fa dalla popolazione celtica degli insubri. A dirigere tutto, Domà Nunch, che a scanso di equivoci ricorda di essere Movimento econazionale per l'Insubria (o meglio, Moviment econazional per l'Insubria).


La manifestazione si snoderà sull'arco di due intense settimane, nelle quali verranno sviscerati i temi cardine della festa e, tanto per cominciare, già venerdì sera si terrà il «Second forum per la lengua milanesa», incontro in cui verranno discussi i destini della lingua milanese, idioma da salvaguardare contro l'oblio di questi tempi moderni. Tra le tante iniziative, una merita particolare attenzione. In questi tempi di crisi economica, con l'euro traballante e in disgrazia, alla festa si proporrà una nuova moneta, il Franch insuber provisòri - cioè la lira o il franco insubre provvisorio. Ecco appunto, provvisorio, per cui il brivido di questa momentanea ribellione contro il maledetto euro dovrebbe in teoria durare solo un paio di settimane e solamente all'interno dei confini della manifestazione. Ma mai dire mai, direbbero probabilmente gli organizzatori.
Nel frattempo, per tutti coloro che vogliono riportare le lancette del tempo a prima del (funesto?) ingresso nell'euro, basterà recarsi a Misinto, estrarre dal proprio portafoglio l'indesiderato conio e cambiarlo con i più rassicuranti Franch insuber, senza doversi preoccupare di spread o di terribili fallimenti greci.

 

 
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