|

Mentre i consumi e i risparmi delle famiglie decrescono, dunque, le spese per i giochi non conoscono crisi: lo Stato italiano è il primo al mondo per il Gratta-e-Vinci e ha un numero pro capite di macchine da gioco di ultima generazione - le VLT - triplo rispetto agli Stati Uniti.
L'Italia detiene il 23% del mercato mondiale del gioco on-line. La spesa pro capite annua per ogni italiano maggiorenne va, a seconda delle stime, da 1703 a 1890 euro. Le persone che hanno problemi di dipendenza sono tra le 500mila e le 800mila, quelle a rischio sono quasi due milioni. Insomma, l'Italia è tra i primi paesi al mondo per consumi di gioco d'azzardo.
Ma ci sono aspetti non facilmente stimabili, che riguardano l'aggravarsi di fenomeni sociali rilevanti: il controllo da parte della mafia, la crescita del ricorso all'usura e ai compro-oro, il peggioramento delle condizioni delle persone più fragili e povere, i sussidi da versare a chi si rovina giocando, l'incremento delle separazioni e dei divorzi, un aumento impressionante di giocatori tra i minorenni...
Il meridionali e i mafiosi controllano il gioco d'azzardo: il Dossier di Libera "Azzardopoli 2.0" segnala a 15 miliardi di euro il fatturato stimato del gioco illegale per il 2012. Ben 49 clan gestiscono giochi di vario genere: dai Casalesi di Bidognetti ai Mallardo, dai Santapaola ai Condello, dai Mancuso ai Cava, dai Lo Piccolo agli Schiavone.
Se è vero che nel 2013 lo Stato potrebbe incassare 8 miliardi di euro dalle tasse versate dai concessionari dei giochi, la campagna promossa da una serie di associazioni (1) stima in una cifra compresa tra i 5,5 e i 6,6 miliardi di euro annui i costi sociali e sanitari che il gioco d'azzardo patologico comporta per la collettività. A questi vanno aggiunti 3,8 miliardi di euro di mancato versamento dell'IVA, nel caso in cui i 18 miliardi di euro sul fatturato complessivo, che non tornano ai giocatori in forma di montepremi, fossero stati spesi in altri consumi (2).
A fare da apripista in questo calcolo è stata la Svizzera. Il Parlamento Elevetico da tempo riconosce infatti una percentuale specifica, lo 0,5%, da destinare alle attività di cura, prevenzione e ricerca sul gioco d’azzardo. Nel 2012 è stata dunque effettuata una ricerca sui costi sociali del gioco patologico, realizzato dall’Istituto di ricerca economica dell’Università di Neuchâtel in collaborazione con la Corte di giustizia della comunità europea.
Ai circa 6 miliardi si arriva quindi tenendo conto dei costi sanitari diretti (3), dei costi sanitari indiretti (4) e di costi per la qualità della vita (5). Ora, la Svizzera ha una popolazione pari al 13,2% di quella italiana e i giocatori patologici svizzeri sono lo 0,5%. Secondo il ministro della Sanità Balduzzi quelli italiani sarebbero solo lo 0,8%, dato totalmente inaffidabile, quindi.
Dunque la campagna già citata calcola per l’Italia:
* 85 milioni di costi sanitari diretti
* tra i 4,2 e i 4,6 miliardi i costi indirettiù
* tra 1,1 e 1,9 quelli per la perdita di qualità della vita.
Totale: tra i 5,5 e i 6,6 miliardi.
Una cifra cui dovrebbero essere aggiunti i 3,8 miliardi di mancato versamento dell’IVA sui 18,4 definitivamente persi dai giocatori.
La campagna stima tra gli 88 e i 94 miliardi di euro il business dell'azzardo in Italia, dove esso rappresenta la terza industria italiana con il 4% del PIL prodotto. Ma se il giro d'affari cresce, le entrate per lo Stato - in percentuale - scendono incessantemente: si è passati dal 29,4% del 2004 all'8,4% del 2012, sul totale del fatturato.
(B.D.)
Note:
(1) ACLI, ADUSBEF, ALEA, ANCI, ANTEAS, ARCI, AUSER, Avviso Pubblico, CGIL, CISL, CNCA, CONAGGA, Federconsumatori, FeDerSerD, FICT, FITEL, Fondazione PIME, Gruppo Abele, InterCear, Libera, UISP
(2) Calcolo eseguito con l'IVA al 21%. Ovviamente sarebbe più alto se già quest'estate l'IVA salisse (come vuole il governo) al 23%.
(3) Ricorso al medico di base da parte dei ludopatici del 48% più alto, interventi ambulatoriali psicologici, ricoveri.
(4) Perdita di performance lavorativa dei giocatori patologici del 28% e perdita di reddito.
(5) Problematiche familiari, divorzi, violenze, depressione, ansia, deficit di attenzione, bassa resistenza ad altre dipendenze, idee suicidarie.
|