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Notizie


Contro la democrazia fasulla, servono scelte anche radicali

Sono stati la demagogia, il populismo, il parassitismo, l’egotismo, condito con retorica nazionalista, pressoché gli unici strumenti politici adottati dalla casta al potere, ad aver condotto il nostro ricchissimo paese (non di materie prime, ma di cultura, ambienti, genialità, creatività, intraprendenza, ecc.) al fallimento ed alla miseria sociale. Un paese che avrebbe potuto prosperare anche solo privilegiando il turismo culturale. Ho letto recentemente che sono ormai 6 milioni gli italiani che non riescono a mettere insieme un pasto completo al giorno, e sono in costante aumento.

La democrazia fasulla nella quale viviamo in Italia (rappresentativa solo delle oligarchie), pare conduca inevitabilmente a questa sorte, occorrerebbe trasformarla in democrazia partecipata e per farlo occorrerebbe creare comunità locali autonome e libere da ingerenze stataliste, come penso e scrivo ormai da anni e che trova conferma nel pensiero di Carlo Lottieri, che reputo uno dei più liberi ed onesti intellettuali presenti in Italia. Una sana competizione tra autonomie locali nella gestione della cosa pubblica, ci libererebbe dal parassitismo patologico di cui soffre il nostro paese, nel quale in troppi vivono sulle spalle di coloro che lavorano onestamente, producono realmente, rischiano in proprio capitali e tempo dedicato, compiono immani sacrifici, pianificano il futuro nonostante tutto, si assumono responsabilità, tengono unita la famiglia, ecc.. Si dovrebbe cioè creare una situazione analoga alla Svizzera.

Tra i 26 Cantoni elvetici, le differenze nella pressione fiscale, nella qualità dei servizi pubblici,nelle promozioni per gli insediamenti produttivi, nell’attrarre investimenti, ecc., e l’utilizzo serio, frequente e rispettato, dell’istituto referendario, consentono ai cittadini di effettuare delle scelte e di evolvere la società in maniera condivisa con iniziative dal basso, oltreché di controllare l’operato dei politici, e se si rimane delusi ci si può trasferire in altri Cantoni. In Italia tutto questo temo sia utopia, per l’eccessiva ignoranza in cui versa la popolazione italiana ed il forte condizionamento cui è sottoposta dai media servili. Pertanto per coerenza ci si dovrà si impegnare a tal proposito, ma nel contempo dedicare anche ad altro.

Convinto che a pensarla così saremo sempre e soltanto una esigua e politicamente ininfluente minoranza (seppur intellettualmente significativa), in modo particolare in questo paese ancora politicamente dominato da parassiti, paraculi e prostituti/e, non rimane che attuare la strategia che gruppi che la pensano in questo modo stanno cercando di concretizzare negli USA, che si divide in almeno tre modalità.

1- Una fa capo a Patri Friedman (nipote del famoso Milton) ed il suo ampio entourage di estimatori e sostenitori, che cerca di realizzare città ed istituzioni libertarie in acque internazionali (mission impossible per i costi stratosferici), vedasi ad esempio il progetto Blueseed della città galleggiante di cui ho già riferito nel mio blog. Si tratta di un’isola artificiale in acque internazionali di fronte alla California voluta dal miliardario Peter Thiel co-fondatore di PayPal e uno dei principali ed iniziali investitori di Facebook, che sta mettendo insieme un migliaio di investitori per realizzarla.

2- La seconda è più diffusa strategia consiste nelle “città private”, che storicamente sono già esistite durante l’Età Moderna soprattutto nei paesi anglosassoni, e che esistono attualmente in gran numero in moltissimi paesi, anche se con autonomie molto limitate e basate esclusivamente sulla proprietà privata presidiata, oppure le “città-Stato”, similmente a quelle medievali italiane, che però finora non sono riusciti a realizzare perché nessun governo, nonostante la disponibilità iniziale (vedasi ad esempio il Nicaragua o la Costa Rica) riesce poi a far accettare al proprio Parlamento ed all’opinione pubblica un progetto di una città “zona franca – extradoganale” e quasi completamente autonoma ed indipendente dai poteri politici statali.

3- La terza strategia, che secondo me è anche la più oggettivamente realizzabile, è quella adottata dall’associazione politica “Free State Project” che invita tutti i suoi iscritti e simpatizzanti a trasferirsi nel New Hampshire, piccolo Stato federale del Nord Ovest degli USA, in modo da riuscire col tempo ad esercitare una certa influenza politica e culturale sulle sue istituzioni, come pare siano già riusciti almeno in parte. Occorre cioè scegliere possibilmente stati di piccole dimensioni e che siano già aperti ed autonomi, con potere di conio e che abbiano già riconosciuto oro e argento come valuta universale e/o abbiano adottato una moneta locale.

Quindi o ci si sposta tutti quanti in Molise (essendo dopo la Val d’Aosta, la regione più piccola d’Italia), mi riferisco a coloro che hanno affinità culturali libertarie e si ispirano alla Scuola Economica Austriaca o alle Comunità di Villaggio Medievali (che erano molto più evolute di quanto si pensi), o si scelgono comunque località che abbiano opportunità maggiori di autonomia, e la intendo nel senso più ampio del termine, non solo politico ma anche ad esempio energetico ed alimentare.

Secondo me converrebbe pensarci seriamente, soprattutto nei tempi che si approssimano, e che come ben sappiamo, saranno densi di conflitti e tensioni, ricerca di capri espiatori, adozioni di soluzioni sbagliate che peggioreranno la situazione e la qualità della vita (vedasi quanto sta già accadendo a livello politico), accentuando ancor più degrado, decadenza, meschinità e miseria, fino all’inevitabile e devastante “Crack Up Boom”. Isolarsi, organizzarsi e proteggersi diventerà condizione indispensabile per una sopravvivenza dignitosa. Buona fortuna a tutti.

Cav. Claudio Martinotti Doria

 

 
I veri grandi evasori: mafia e multinazionali

Ma a quale evasione fiscale vi riferite? - Lo stato italiano, oligarchico, parassitario, corrotto, clientelare, incompetente, liberticida, ecc., dopo aver applicato come strategia di mantenimento del potere il solito e millenario "divide et impera" e " panem et circenses", integrato con la ricerca di capri espiatori per colpevolizzare altri del proprio totale fallimento, ultimamente ha alzato il tiro contro gli evasori fiscali, dimenticandosi ipocritamente che i maggiori evasori sono proprio le organizzazioni e corporazioni colluse con lo stato oppure lo stato stesso, "forte coi deboli e debole coi forti".

In proposito oltre a ricordarvi che lo stato italiano è quello che ha la maggiore pressione fiscale al mondo, mi permetto di elencare le categorie degli evasori e quanto evadono, perché i numeri a volte, anche privi di commento, chiariscono meglio di qualsiasi analisi tecnica ed erudita.

La categoria degli evasori è così composta, secondo L'Associazione dei Contribuenti Italiani, che potrete trovare anche in un recente articolo su L'Indipendenza:

1) L’economia criminale: 78,2 miliardi di euro l’anno (la Camorra, il clan dei Casalesi, la Mafia, l’Ndrangheta, la Sacra Corona Unita, ecc.)

2) Big company: 38 miliardi di euro l’anno (Grandi aziende, Corporation, Multinazionali, ecc.)

3) L’economia sommersa: 34,3 miliardi di euro l’anno (Extracomunitari, doppio lavoro, lavori occasionali, ecc.)

4) Le società di capitali: 22,4 miliardi di euro l’anno (Srl, SpA, ecc.).

5) Autonomi e piccole imprese: 8,2 miliardi di euro l’anno (idraulici, elettricisti, parrucchiere, piccoli artigiani, ecc.).

Quindi risulta evidente che l'evasione dei lavoratori autonomi è modestissima rispetto alla grande evasione, quella che lo stato non persegue mai, perché è colluso, complice, partner.

Lo scopo dello stato, come è concepito attualmente in queste finte democrazie (rappresentative solo di oligarchie, soprattutto in Italia), è solo quello di spremere tutta la ricchezza prodotta da coloro che lavorano veramente e seriamente, rischiando in proprio e agendo nel mercato senza favoritismi, per trasferirla ad una casta di parassiti (sempre più numerosi) che gestisce un potere autoreferenziale e gerarchico a vari livelli feudali (con una molteplicità di signorie, microsignorie e consignorie).

Questo sistema aberrante di gestione del potere, di predazione ed accumulo immeritato di ricchezza, crollerà quando collasserà l'economia (processo inevitabile, perché il parassitismo stronca gradualmente ed inesorabilmente l'intraprendenza, e senza impresa non si crea ricchezza) e quando collasserà il sistema monetario basato sulla fiat money (moneta a corso forzoso e senza gold standard, cioè basato solo sulla fiducia, che sta crollando ...).

Preparatevi al peggio e buona fortuna.

Claudio Martinotti Doria

 
Veneto: Consiglio Regionale dice sì all'autodeterminazione

 

Il consiglio regionale veneto approva la Risoluzione 44: il referendum per l'indipendenza si farà.

Venezia, 28 nov. - Né la forte pioggia, né l’acqua alta sono riusciti a fermare il movimento indipendentista oggi a palazzo Ferro-Fini. Il presidente del consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato, ha invitato una delegazione di Indipendenza Veneta a presentare, alle ore 9.45 di fronte ai consiglieri regionali riuniti in consiglio straordinario, la propria Risoluzione sottoscritta da migliaia di cittadini veneti.

“Oggi i consiglieri hanno preso una decisione di buon senso” spiega l’avv. Luca Azzano Cantarutti, presidente di Indipendenza Veneta, dopo aver ufficialmente esposto in sala consigliare le motivazioni del documento approvato. “Il diritto all’autodeterminazione va rivendicato, e oggi i veneti hanno dimostrato con i fatti di essere un popolo. Oggi il Veneto ha deciso di intrapprendere rapporti internazionali sul piano politico per poter garantire un referendum sull’indipendenza”

Oltre all’avv. Cantarutti, il consiglio regionale ha ascoltato le motivazioni presentate dall’avv. Alessio Morosin, presidente onorario del movimento indipendentista. “La Commissione Europea ci ha già anticipato iscrivendo venerdì al segretario di Indipendenza Veneta che in materia di indipendenza Barroso rispetta il percorso democratico” spiega Morosin. “Questo percorso si chiama referendum per l’indipendenza del Veneto, e grazie all’approvazione di questa Risoluzione otterremo il monitoraggio internazionale per garantire il rispetto della conseguente dichiarazione di indipendenza”

Notevolmente soddisfatto Lodovico Pizzati, segretario di Indipendenza Veneta: “Oggi a Venezia si respira aria di capitale. La nuova Repubblica Veneta si avvicina e questa sera all’hotel Pigalle a Tezze sul Brenta spiegheremo di fronte a centinaia di cittadini il significato di questa giornata storica, e perché otterremo l’indipendenza prima della Scozia e della Catalogna.”

Presente nella delegazione anche Alessia Bellon, l’esponente di spicco della roccaforte trevisana di Indipendenza Veneta. “La stragrande maggioranza dei veneti è fermamente a favore dell’indipendenza del Veneto, e quello a cui abbiamo assistito oggi è l’inevitabile corso della storia. I veneti si meritano di vivere in un paese di qualità, e da oggi questo non è più un sogno, ma una realtà imminente.”

Conclude l’ing. Gianluca Busato, portavoce del movimento, valutando positivamente anche il contributo del PD: “hanno presentato una proposta con principi che sono condivisibili, perché guardano ad un’Europa di regioni federate e così implicitamente riconoscono che il contenitore Italia e’ obsoleto. Credo che a breve si convinceranno anche dell’inevitabilità dell’indipendenza veneta”.

Con l’approvazione della propria Risoluzione il team di Indipendenza Veneta conclude un 2012 di crescita impensabile. A gennaio 2012 fanno pubblicare sul Gazzettino il primo sondaggio scientifico che dimostra che la maggioranza dei veneti è per l’indipendenza del veneto (53,3%). Da questo risultato incomincia la raccolta di 20 mila firme per indire un referendum per l’indipendenza veneta, presentate a Luca Zaia a maggio. Parte l’iter istituzionale in Regione Veneto, e Indipendenza Veneta anticipa i tempi proponendo una Risoluzione di iniziativa popolare con un grande evento portando il 6 ottobre migliaia di veneti in piazza di fronte al palazzo regionale per sottoscrivere il documento approvato oggi in consiglio straordinario.

Ufficio stampa
Indipendenza Veneta
twitter: @indipendenzavnt

 

 
Colaone: «Una grande provincia dell'Insubria, da Novara alla Svizzera, il cui cuore è Milano».

COMUNICATO STAMPA DEL 14 NOVEMBRE 2012

Un'unica grande Provincia dell'Insubria che comprenda l'intero quadrante insubre, dalla Sesia all'Adda e dal Po al confine elvetico. Questa - in sintesi - la risposta di Domà Nunch per contrattaccare al caos istituzionale italiano, al prosciugamento economico dei nostri territori e alla loro innaturale separazione politica.

L'idea prevede la revisione degli obsoleti confini regionali con l'obiettivo dell'unità del territorio insubre: proposta che - al contempo - creerebbe un inedito precedente per territori, come Novara e il Verbano-Cusio-Ossola, che potrebbero decidere liberamente di lasciare la Regione Piemonte e aggregarsi alla nuova istituzione. Il riferimento è anche a quanto recentemente dichiarato dal presidente della provincia di Novara circa la volontà di aderire alla Regione Lombardia tramite la via referendaria.

«Un'idea che ci vede assolutamente concordi, tanto da non escludere di supportarla. Questo, ovviamente, a prescindere dalle idee e dalle posizioni politiche del proponente», ha dichiarato Matteo Colaone, Segretario Nazionale del movimento. «Nessuno può infatti negare che Novara e il VCO abbiano nella Lombardia il loro sbocco naturale. Parliamo di territori che sono legati a Milano e a Varese da rapporti storici secolari, nonchè economici e sociali. Ciò è vero tanto quanto è stata innaturale la loro aggregazione al Piemonte e a Torino».

Se la paventata idea di denominazione di Como-Varese-Lecco come "Provincia dell'Insubria" aveva incontrato lo scetticismo di Domà Nunch, la possibile inclusione di Novara e a Verbania determinerebbe invece qualcosa di maggiormente rivoluzionario. Continua infatti Colaone «In realtà questa nostra visione è esattamente in linea con la nostra convizione che l'ordinamento dello Stato italiano sia irriformabile: la diminuzione del numero di provincie voluta dal centralismo governativo di Monti, si sta rivelando un'arma a doppio taglio. La scomparsa dei servizi provinciali lascia un vuoto che prima o poi andrà colmato, nella maniera più naturale e pacifica: è l'occasione per un ridisegno naturale dell'Insubria, ma soprattutto per gettare le basi della sua completa indipendenza politica, in attesa di novità più pesanti sullo scacchiere geopolitico della penisola».

Circa l'estensione della nuova Provincia, Colaone legge dei segnali: «Sappiamo che Piacenza si sta muovendo su un percorso simile di adesione alla Lombardia: l'importante è che i suoi cittadini siano messi nella condizione di decidere con chi aggregarsi. Milano, d'altro canto, dovrà essere dotata di uno status speciale che corregga gli errori del concetto di "città metropolitana"».

Al disegno degli econazionalisti mancherebbe allora solo il Ticino: «Una Provincia dell'Insubria con tutti questi territori avrebbe una forza contrattuale incredibile nei confronti dello Stato centrale, tale da poter iniziare a gestire veri rapporti bilaterali col Canton Ticino, a differenza di quanto ha fatto finora la poco utile Regio Insubrica.»

 

 
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