Doma Nunch

 
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Notizie


Domà Nunch raccoglie le firme per l'indipendenza del Veneto.


Alle parole seguono i fatti. Il Movimento econazionale Domà Nunch ha infatti deliberato il sostegno diretto alla campagna di Indipendenza Veneta [indipendenzaveneta.net] per la raccolta di 30000 firme richieste dall'Unione Europea per il monitoraggio del referendum per l'indipendenza. La decisione è stata presa con la convinzione che il processo di liberazione delle nazionalità fino ad oggi incluse nello Stato Italiano si sia avviato in modo inarrestabile e debba essere sostenuto con coraggio.

Il popolo Veneto ha già richiesto, sulla base di una precedente raccolta firme, la convocazione straordinaria di un Consiglio Regionale per l'approvazione della risoluzione che prevede l'indizione del Referendum per l'Indipendenza. Parallelamente, otterrà il monitoraggio dello stesso da parte dell'Unione Europea sulla base della raccolta firme in corso.

Domà Nunch, nell'ottica del nascente rapporto di amicizia con Indipendenza Veneta, contribuirà nella raccolta delle 30000 firme: vogliamo il raggiungimento e il superamento di questo importante obiettivo, che da oggi non è più solo dei Veneti, ma anche degli Insubri e dei Lombardi.

Possono firmare tutti i maggiorenni cittadini della UE, registrando il proprio nome, cognome, data e luogo di nascita, comune di iscrizione alle liste elettorali e numero di carta d'identità.


 
Lorenzo Banfi: «E' il momento di fare qualcosa di concreto per una rivoluzione epocale».

D) Rev. Lorenzo Banfi, Indipendenza Veneta si propone come "legittima alternativa al declino dell'Italia". E' una posizione che la accomuna a Domà Nunch? Possono finalmente questi nuovi movimenti seppellire il fallimento totale della Lega Nord?

R) Questo è sicuramente un primo passo per la collaborazione tra i nostri popoli. Pur non essendo un movimento indipendentista, ma nazionale, Domà Nunch afferma, con questo gesto, l'inequivocabile e pieno diritto dei popoli di decidere il proprio futuro. Questo significa superare il ventennio leghista che a niente ha portato se non a un regresso delle istanze di liberazione delle nazionalità dell'Alta Italia. La Lega ha dapprima utilizzato il concetto di "Padania" e oggi di una fantomatica macroregione europea per motivare la propria parassitaria esistenza. Tutto ciò deve essere lasciato alle spalle passando dalle parole ai fatti. Se potremo dare un aiuto ai fratelli veneti, noi faremo un passo avanti: in primo luogo aiutandoli a raccogliere le 30000 firme richieste dall'UE, poi non escludendo un coinvolgimento dei nostri militanti nel Veneto stesso, in caso di bisogno.

D) L'iniziativa della raccolta firme va oltre la prospettiva veneta. Ritiene che altri soggetti culturali e politici dell'Insubria e della Lombardia dovrebbero aderire a questa campagna?

R) Sì. Penso a quelle associazioni che da sempre danno spazio nelle loro pubblicazioni all'indipendentismo e all'identità, come Terra Insubre, i cui militanti spesso si sono associati alle manifestazioni pro-catalane o pro-scozzesi. Oggi è arrivato il momento di fare qualcosa di concreto, che potrebbe segnare l'inizio di una rivoluzione epocale. Domà Nunch si rende da subito disponibile ad accogliere quei volenterosi che volessero aiutare noi e, in ultima istanza, i nostri amici veneti a fare un passo decisivo verso questo nuovo mondo.

Ad ogni modo, per garantire una gestione corretta della raccolta firme in Lombardia, sarà necessario contattare Domà Nunch [ This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it ] che controllerà la distribuzione e il successivo recupero dei moduli, che consegneremo direttamente nelle mani dei dirigenti di Indipendenza Veneta.

 

 
Lorenzo Banfi: «Indipendenza del Veneto e della Catalogna inevitabili»

 

D) Rev. Lorenzo Banfi, negli scorsi giorni Lei ha espresso pubblicamente il sostegno del movimento Domà Nunch alla causa dell'indipendenza veneta, che è recentemente giunta a una richiesta di referendum. Perché ha ritenuto importante questo avvenimento e quali prospettive apre?

R) Devo precisare, per chi ancora non lo sapesse, che Domà Nunch non è un movimento autonomista o indipendentista, ma econazionale, per cui non considera automatica la solidarietà nei confronti di qualsiasi movimento indipendentista. Se lo stato italiano non si fosse rivelato fin da subito il distruttore dei popoli italiani, grandi perché autonomi l’uno dall’altro, noi non avremmo nessun problema nel farne parte. Ma le cose non stanno così e ora siamo alla resa dei conti.

Il Veneto sarà solo il primo pezzo a staccarsi, innescando un meccanismo inarrestabile di disgregazione del sistema italiano che porterà, inevitabilmente, a ripensare in tempi molto brevi i temi della coesistenza e della cooperazione tra i nostri popoli. Va inoltre anche detto che molti insubri sono discendenti di immigrati veneti e ciò non può che rendere evidente che l’Insubria e il Veneto devono essere legati da amicizia e rispetto.

D) Oltre al Veneto, due milioni di persone in piazza a Barcellona hanno lanciato il progetto di un referendum per l'indipendenza della Catalogna. Si può parlare di un effetto domino che dalla Catalogna contagi il Veneto è quindi anche l'Insubria e/o la Lombardia?

R) Direi che, oltre che auspicabile, è inevitabile. Ovviamente Domà Nunch non nutre nessun sentimento antispagnolo, per la storia che ci lega a Madrid nei secoli passati – a dispetto della propaganda contraria di manzoniana memoria – ma in questo momento è necessaria una scossa per tutta l’Europa. I catalani, che hanno avuto in Jordi Pujol un grandissimo leader carismatico, sono stati molto abili nella loro partita indipendentista, sfruttando ogni opportunità, diversamente da quanto fatto in Italia, per esempio, dalla Lega Nord.

Sono convinto che la Catalogna possa innescare una reazione a catena in tutta quella che era l’Europa Occidentale, fungendo da esempio per molti altri popoli, non esclusi quelli del Nord Italia da Lei citati. Questi cambiamenti all’interno dell’UE dovranno condurre a ripensare l’idea di Europa, ma bisogna stare attenti a non fare in modo che gli eurocrati sodali dell’internazionale bancaria possano approfittare dell’inevitabile debolezza degli agonizzanti stati giacobini, e di quella contestuale dei neonati "stati dei popoli", per disgregare ancora di più il nostro tessuto comunitario.

D) L'Insubria può essere in tempo per un percorso di indipendenza, gestita democraticamente e istituzionalmente, come accadrà in Catalogna e forse anche in Veneto?

R) Gli insubri devono ancora riscoprirsi come popolo e ricominciare a considerarsi una comunità di destino. Devono capire che occorre lasciarsi alle spalle definitivamente i meschini egoismi che li hanno spinti a isolarsi individualmente e a pensare solo al falso benessere, dato dalla cementificazione e dall’industrializzazione selvaggia dei decenni scorsi. Devono, come molti altri popoli italiani, comprendere che, prima di costituire un nuovo stato, è necessario riscoprire l’idea della Cosa Pubblica, la Res Publica dei romani: il bene comune. Che è poi, in ultima istanza, anche il bene personale. Senza un’idea guida così forte, rischiamo di riprodurre in piccolo gli stessi stati che in questo momento stanno fallendo.

D) Per paradosso, la sinistra italiana supporta l'indipendenza della Catalogna, dei Paesi Baschi e tutti quelli che conducono battaglie identitarie in Europa e nel mondo; ma non hanno lo stesso metro se si parla di Veneto, Insubria o finanche Sardegna. Come evidenziare questa miope contraddizione?

R) Non è un paradosso, dato che la sinistra italiana è imbevuta di pregiudizi antispagnoli legati all’epoca franchista, tutto qui.  Osserviamo invece che, quando agisce sullo scacchiere italiano, incarna a pieno titolo le forze reazionarie che a livelli più alti sono perfettamente bipartisan tra destra e sinistra. In questo quadro, la sua parte più estrema esercita il controllo della piazza, vero cane da guardia del regime similsovietico della tecnocrazia di Bruxelles e, in ultima analisi, del potere bancario mondiale. Ciò a testimonianza del fatto che la dicotomia destra/sinistra, più che superata, è totalmente inutile, se non per mantenere posizioni di controllo e di gestione del potere, con un’apparente ma ipocrita veste ideologica.

 

 

 
'Ndrangheta, Pedemontana, diossina: le tre parole che in Lombardia non si potevano dire.

'NDRANGHETA, PEDEMONTANA, DIOSSINA: LE TRE PAROLE CHE IN LOMBARDIA NON SI POTEVANO DIRE.


di Matteo Colaone *

Ci sono voluti cinque assesori regionali arrestati e tredici consiglieri indagati per innescare il probabile crollo finale del sistema di potere "Regione Lombardia". Un ragnatela di apparati orwelliani, dove politici e imprenditori, pubblico e privato, finanza e sanità, banche e speculatori immobiliari, volti vergini e i più indesiderati boss calabresi giocano una incredibile partita a Monopoly sulle nostre vite. Un congegno che ha il nome e la firma di una lobby confessionale che detiene l'assoluto controllo del destino di una delle maggiori metropoli europee. Ma che può anche miseramente incepparsi con un granello di sabbia.

I cittadini lombardi sono vittime di tre parole che ben rappresentano questo incubo pseudo-istituzionale: la 'Ndragheta, ossia la mafia etnica trapiantata con il soggiorno coatto (premio, più che punizione, per i mafiosi); la Pedemontana, opera simbolo della macchina di distruzione, spartizione, sfruttamento totale della Terra; la diossina, l'inquinamento occulto che tutti volevano farci dimenticare.

Chi vi scrive, più di dieci anni fa diffondeva un volantino autoprodotto, in cui si informava la popolazione sull'arrivo di un'autostrada che avrebbe divorato le campagne e cambiato per sempre il volto dei miei paesi. Ancor prima, gli ecologisti più autentici della Brianza, scacciavano temporamente il nastro di asfalto e capannoni. Diventai poi amico di uno di loro, che presagì "che la gente si incazzerà contro la Pedemontana quando se la troverà nel giardino di casa". Quando poi, con Domà Nunch,denunciammo che la 'Ndragheta era in Regione e che era dietro alle "grandi opere", per i giornalisti eravamo degli esagitati. Così come quando, per lanciare l'allarme, manifestammo e arrivammo a dare fuoco alla bandiera col rubinetto formigoniano. Intanto, sull'asse Milano-Meda, un'altra persona veniva ridicolizzata perchè organizzava serate per spiegare che la terra su cui camminiamo era stata riempita da rifiuti industriali, e che la diossina c'è ancora eccome. E che la mafia e la Regione lo sapevano bene, e che lo menassero via se avevano il coraggio.

Ad oggi, non solo la Pedemontana è entrata nelle case delle famiglie insubri, ma gli anche gli altri due mali sono giunti al seguito. Se ne sono accorti i ben più liberi ticinesi, tramite la televisione della Svizzera Italiana, la RSI. La nota trasmissione Falò [http://la1.rsi.ch/falo/welcome.cfm?idg=0&ids=0&idc=43323] ha dimostrato la totale cattiva fede della politica regionale lombarda, raccontando - con fatti e numeri - i pericoli connessi alla costruzione della Pedemontana sui terreni ancora contaminati dalla diossina dal 1976. Chi, abitando nelle zone di "confine" ha ricevuto questo segnale di libertà, non sarà rimasto sorpreso nel vedere Formigoni e Cattaneo arrampicarsi sui vetri, incalzati dai giornalisti ticinesi; nell'assistere all'ignavia incapace degli amministratori locali; nel partecipare alla disperazione e al terrore delle famiglie e dei contadini che da anni si sono nutriti con i prodotti dei loro orti, contenenti fino a 10 volte il valore limite di TCCD, il più potente e subdolo veleno al mondo.

Noi, come Domà Nunch, riteniamo ormai che non sia più sufficiente combattere singolarmente la Pedemontana, la mafia o l'inquinamento. E' necessario invece dare forza - con ogni mezzo - a una rivoluzione ecologista e nazionale che prenda a calci chi governa la Regione Lombardia. L'econazionalismo rappresenta questa istanza e può avere finalmente la spinta per cambiare il destino. Lo può fare perchè Domà Nunch ha un progetto politico cristallino, una soluzione omnicomprensiva per una totale riscrittura della gestione territoriale, ambientale, economica, energetica, culturale dell'Insubria. Noi abbiamo questa visione ben chiara, già materializzata nei nostri cuori. E' quella di chi già contempla una Terra equilibrata e libera, dove l'uomo, le campagne, le foreste si intrecciano con assoluta armonia; dove i fiumi, i laghi, i navigli sono tornati a respirare e divengono fonte di vita, di energia e mezzo di trasporto; dove le autostrade della 'Ndrangheta sono state abbattute e bonificate; dove si esprime la vera e giusta democrazia dei Comuni, annullando l'oppressione fiscale e il bisogno di partiti.

Noi e voi, insieme, abbiamo il dovere di non stare più alle regole di chi ci vuole morti e di condurre alla vittoria una nuova classe dirigente ecologista e nazionale, che impersoni la ritrovata onestà e la bellezza di questa nostra Terra.

12 ottobre 2012


* Segretario Nazionale del movimento Domà Nunch.
 
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