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Notizie


I veri grandi evasori: mafia e multinazionali

Ma a quale evasione fiscale vi riferite? - Lo stato italiano, oligarchico, parassitario, corrotto, clientelare, incompetente, liberticida, ecc., dopo aver applicato come strategia di mantenimento del potere il solito e millenario "divide et impera" e " panem et circenses", integrato con la ricerca di capri espiatori per colpevolizzare altri del proprio totale fallimento, ultimamente ha alzato il tiro contro gli evasori fiscali, dimenticandosi ipocritamente che i maggiori evasori sono proprio le organizzazioni e corporazioni colluse con lo stato oppure lo stato stesso, "forte coi deboli e debole coi forti".

In proposito oltre a ricordarvi che lo stato italiano è quello che ha la maggiore pressione fiscale al mondo, mi permetto di elencare le categorie degli evasori e quanto evadono, perché i numeri a volte, anche privi di commento, chiariscono meglio di qualsiasi analisi tecnica ed erudita.

La categoria degli evasori è così composta, secondo L'Associazione dei Contribuenti Italiani, che potrete trovare anche in un recente articolo su L'Indipendenza:

1) L’economia criminale: 78,2 miliardi di euro l’anno (la Camorra, il clan dei Casalesi, la Mafia, l’Ndrangheta, la Sacra Corona Unita, ecc.)

2) Big company: 38 miliardi di euro l’anno (Grandi aziende, Corporation, Multinazionali, ecc.)

3) L’economia sommersa: 34,3 miliardi di euro l’anno (Extracomunitari, doppio lavoro, lavori occasionali, ecc.)

4) Le società di capitali: 22,4 miliardi di euro l’anno (Srl, SpA, ecc.).

5) Autonomi e piccole imprese: 8,2 miliardi di euro l’anno (idraulici, elettricisti, parrucchiere, piccoli artigiani, ecc.).

Quindi risulta evidente che l'evasione dei lavoratori autonomi è modestissima rispetto alla grande evasione, quella che lo stato non persegue mai, perché è colluso, complice, partner.

Lo scopo dello stato, come è concepito attualmente in queste finte democrazie (rappresentative solo di oligarchie, soprattutto in Italia), è solo quello di spremere tutta la ricchezza prodotta da coloro che lavorano veramente e seriamente, rischiando in proprio e agendo nel mercato senza favoritismi, per trasferirla ad una casta di parassiti (sempre più numerosi) che gestisce un potere autoreferenziale e gerarchico a vari livelli feudali (con una molteplicità di signorie, microsignorie e consignorie).

Questo sistema aberrante di gestione del potere, di predazione ed accumulo immeritato di ricchezza, crollerà quando collasserà l'economia (processo inevitabile, perché il parassitismo stronca gradualmente ed inesorabilmente l'intraprendenza, e senza impresa non si crea ricchezza) e quando collasserà il sistema monetario basato sulla fiat money (moneta a corso forzoso e senza gold standard, cioè basato solo sulla fiducia, che sta crollando ...).

Preparatevi al peggio e buona fortuna.

Claudio Martinotti Doria

 
Veneto: Consiglio Regionale dice sì all'autodeterminazione

 

Il consiglio regionale veneto approva la Risoluzione 44: il referendum per l'indipendenza si farà.

Venezia, 28 nov. - Né la forte pioggia, né l’acqua alta sono riusciti a fermare il movimento indipendentista oggi a palazzo Ferro-Fini. Il presidente del consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato, ha invitato una delegazione di Indipendenza Veneta a presentare, alle ore 9.45 di fronte ai consiglieri regionali riuniti in consiglio straordinario, la propria Risoluzione sottoscritta da migliaia di cittadini veneti.

“Oggi i consiglieri hanno preso una decisione di buon senso” spiega l’avv. Luca Azzano Cantarutti, presidente di Indipendenza Veneta, dopo aver ufficialmente esposto in sala consigliare le motivazioni del documento approvato. “Il diritto all’autodeterminazione va rivendicato, e oggi i veneti hanno dimostrato con i fatti di essere un popolo. Oggi il Veneto ha deciso di intrapprendere rapporti internazionali sul piano politico per poter garantire un referendum sull’indipendenza”

Oltre all’avv. Cantarutti, il consiglio regionale ha ascoltato le motivazioni presentate dall’avv. Alessio Morosin, presidente onorario del movimento indipendentista. “La Commissione Europea ci ha già anticipato iscrivendo venerdì al segretario di Indipendenza Veneta che in materia di indipendenza Barroso rispetta il percorso democratico” spiega Morosin. “Questo percorso si chiama referendum per l’indipendenza del Veneto, e grazie all’approvazione di questa Risoluzione otterremo il monitoraggio internazionale per garantire il rispetto della conseguente dichiarazione di indipendenza”

Notevolmente soddisfatto Lodovico Pizzati, segretario di Indipendenza Veneta: “Oggi a Venezia si respira aria di capitale. La nuova Repubblica Veneta si avvicina e questa sera all’hotel Pigalle a Tezze sul Brenta spiegheremo di fronte a centinaia di cittadini il significato di questa giornata storica, e perché otterremo l’indipendenza prima della Scozia e della Catalogna.”

Presente nella delegazione anche Alessia Bellon, l’esponente di spicco della roccaforte trevisana di Indipendenza Veneta. “La stragrande maggioranza dei veneti è fermamente a favore dell’indipendenza del Veneto, e quello a cui abbiamo assistito oggi è l’inevitabile corso della storia. I veneti si meritano di vivere in un paese di qualità, e da oggi questo non è più un sogno, ma una realtà imminente.”

Conclude l’ing. Gianluca Busato, portavoce del movimento, valutando positivamente anche il contributo del PD: “hanno presentato una proposta con principi che sono condivisibili, perché guardano ad un’Europa di regioni federate e così implicitamente riconoscono che il contenitore Italia e’ obsoleto. Credo che a breve si convinceranno anche dell’inevitabilità dell’indipendenza veneta”.

Con l’approvazione della propria Risoluzione il team di Indipendenza Veneta conclude un 2012 di crescita impensabile. A gennaio 2012 fanno pubblicare sul Gazzettino il primo sondaggio scientifico che dimostra che la maggioranza dei veneti è per l’indipendenza del veneto (53,3%). Da questo risultato incomincia la raccolta di 20 mila firme per indire un referendum per l’indipendenza veneta, presentate a Luca Zaia a maggio. Parte l’iter istituzionale in Regione Veneto, e Indipendenza Veneta anticipa i tempi proponendo una Risoluzione di iniziativa popolare con un grande evento portando il 6 ottobre migliaia di veneti in piazza di fronte al palazzo regionale per sottoscrivere il documento approvato oggi in consiglio straordinario.

Ufficio stampa
Indipendenza Veneta
twitter: @indipendenzavnt

 

 
Colaone: «Una grande provincia dell'Insubria, da Novara alla Svizzera, il cui cuore è Milano».

COMUNICATO STAMPA DEL 14 NOVEMBRE 2012

Un'unica grande Provincia dell'Insubria che comprenda l'intero quadrante insubre, dalla Sesia all'Adda e dal Po al confine elvetico. Questa - in sintesi - la risposta di Domà Nunch per contrattaccare al caos istituzionale italiano, al prosciugamento economico dei nostri territori e alla loro innaturale separazione politica.

L'idea prevede la revisione degli obsoleti confini regionali con l'obiettivo dell'unità del territorio insubre: proposta che - al contempo - creerebbe un inedito precedente per territori, come Novara e il Verbano-Cusio-Ossola, che potrebbero decidere liberamente di lasciare la Regione Piemonte e aggregarsi alla nuova istituzione. Il riferimento è anche a quanto recentemente dichiarato dal presidente della provincia di Novara circa la volontà di aderire alla Regione Lombardia tramite la via referendaria.

«Un'idea che ci vede assolutamente concordi, tanto da non escludere di supportarla. Questo, ovviamente, a prescindere dalle idee e dalle posizioni politiche del proponente», ha dichiarato Matteo Colaone, Segretario Nazionale del movimento. «Nessuno può infatti negare che Novara e il VCO abbiano nella Lombardia il loro sbocco naturale. Parliamo di territori che sono legati a Milano e a Varese da rapporti storici secolari, nonchè economici e sociali. Ciò è vero tanto quanto è stata innaturale la loro aggregazione al Piemonte e a Torino».

Se la paventata idea di denominazione di Como-Varese-Lecco come "Provincia dell'Insubria" aveva incontrato lo scetticismo di Domà Nunch, la possibile inclusione di Novara e a Verbania determinerebbe invece qualcosa di maggiormente rivoluzionario. Continua infatti Colaone «In realtà questa nostra visione è esattamente in linea con la nostra convizione che l'ordinamento dello Stato italiano sia irriformabile: la diminuzione del numero di provincie voluta dal centralismo governativo di Monti, si sta rivelando un'arma a doppio taglio. La scomparsa dei servizi provinciali lascia un vuoto che prima o poi andrà colmato, nella maniera più naturale e pacifica: è l'occasione per un ridisegno naturale dell'Insubria, ma soprattutto per gettare le basi della sua completa indipendenza politica, in attesa di novità più pesanti sullo scacchiere geopolitico della penisola».

Circa l'estensione della nuova Provincia, Colaone legge dei segnali: «Sappiamo che Piacenza si sta muovendo su un percorso simile di adesione alla Lombardia: l'importante è che i suoi cittadini siano messi nella condizione di decidere con chi aggregarsi. Milano, d'altro canto, dovrà essere dotata di uno status speciale che corregga gli errori del concetto di "città metropolitana"».

Al disegno degli econazionalisti mancherebbe allora solo il Ticino: «Una Provincia dell'Insubria con tutti questi territori avrebbe una forza contrattuale incredibile nei confronti dello Stato centrale, tale da poter iniziare a gestire veri rapporti bilaterali col Canton Ticino, a differenza di quanto ha fatto finora la poco utile Regio Insubrica.»

 

 
Domà Nunch raccoglie le firme per l'indipendenza del Veneto.


Alle parole seguono i fatti. Il Movimento econazionale Domà Nunch ha infatti deliberato il sostegno diretto alla campagna di Indipendenza Veneta [indipendenzaveneta.net] per la raccolta di 30000 firme richieste dall'Unione Europea per il monitoraggio del referendum per l'indipendenza. La decisione è stata presa con la convinzione che il processo di liberazione delle nazionalità fino ad oggi incluse nello Stato Italiano si sia avviato in modo inarrestabile e debba essere sostenuto con coraggio.

Il popolo Veneto ha già richiesto, sulla base di una precedente raccolta firme, la convocazione straordinaria di un Consiglio Regionale per l'approvazione della risoluzione che prevede l'indizione del Referendum per l'Indipendenza. Parallelamente, otterrà il monitoraggio dello stesso da parte dell'Unione Europea sulla base della raccolta firme in corso.

Domà Nunch, nell'ottica del nascente rapporto di amicizia con Indipendenza Veneta, contribuirà nella raccolta delle 30000 firme: vogliamo il raggiungimento e il superamento di questo importante obiettivo, che da oggi non è più solo dei Veneti, ma anche degli Insubri e dei Lombardi.

Possono firmare tutti i maggiorenni cittadini della UE, registrando il proprio nome, cognome, data e luogo di nascita, comune di iscrizione alle liste elettorali e numero di carta d'identità.


 
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