Doma Nunch

 
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Notizie


Domà Nunch, guardiano dell'identità

Il disegno perseguito dai signori del Sistema di delegittimare la politica e i partiti pare giunto ai nostri giorni al suo epilogo. I tecnocrati hanno inculcato nelle masse il principio che tutto possa solo "funzionare" e che sia esclusivamente una questione di tecnica, soprattutto economica. Perciò i governi si affidano ai "tecnici" e i popoli subiscono - di buon grado - la perdita di libertà che ciò sta comportando, pur di essere liberati dai politici: nel miglior caso degli incapaci, nel peggiore ladri e truffatori.

Nella realtà essi sono complici e attori, talvolta inconsapevoli, della messa in scena del Sistema. E i partiti sono oramai vuoti simulacri a uso e consumo dei signori che si spartiscono le briciole di potere rimasto nelle istituzioni e soprattutto privilegi e prebende.


in tale palude la via di un movimento rivoluzionario come Domà Nunch non può essere quella elettorale, destinata inevitabilmente al fallimento. Occorre bensì percorrere una nuova via che non porti al consenso volubile e imprevedibile delle masse, ma susciti il feroce sentimento identitario delle aristocrazie latenti e ancora inconsapevoli del panorama insubrista e nazionalista.

Domà Nunch deve perciò diventare custode e guardiano di tutto ciò che riguarda la nostra identità, il nostro passato, la nostra cultura, per preparare l'avvento e l'affermazione di tali aristocrazie.


Rev. Lorenzo Banfi

22 de luj 2013

 
Una triste italica tragedia

Non cambia niente, il gioco delle parti continua. Da una parte, il leghista che gode nel fare il becero (salvo poi presentare vigliaccamente le scuse) assicurandosi così la sua particina nella triste italica commedia (o tragedia); dall'altra gli strenui difensori dell'"eguale eguaglianza" e dell'indignazione militante: i calderoli e i salvini (e spesso i borghezi) contro i kiengi e i napolitani.

La gente abbocca e si piazza da una parte o dall'altra come a una partita di calcio, dimenticandosi che, mentre gli attori recitano, il paese (nè Nazione né Repubblica, ma solo il paese o sistema paese) sprofonda sempre più nella melma euroitalica. E hai voglia a scandalizzarti per quanto scritto dalla Valent qualche anno fa sugli italiani. Mi duole dirlo, ma certe offese ce le meritiamo (anche noi insubri), solo per il fatto che qualcuno come lei si senta autorizzato a buttarcele in faccia. A tali offese non si risponde lagnandosi e chiamando la mammina perché quella bambina ci ha offeso, ma dimostrando che abbiamo i coglioni e che certa gente non abbiamo nessuna difficoltà nel ributtarla in mare, assumendoci le nostre responsabilità e non volendo sempre fare i "bravaggente" a tutti i costi per salvarci la coscienza. Dobbiamo smetterla di fare i piagnoni e comportarci anche con durezza, molta durezza, con chi ci minaccia.

Dobbiamo trovare l'orgoglio della nostra storia, della nostra identità e del luogo dove viviamo, tornando a innamorarcene. Solo così, e senza fare sconti a nessuno (soprattutto a noi stessi) avremo la forza di opporci agli invasori di ogni latitudine.

Rev. Lorenzo Banfi

15 de luj 2013

 
La Regione Lombardia si tenga pure la croce o il rubinetto

L'assessore alla cultura eccetera eccetera sente il bisogno di dare una bandiera alla Lombardia. Credo che questa Lombardia, quella attuale, abbia già l'emblema che si merita: un logo che rappresenta l'edulcorazione e lo snaturamento di un antico simbolo (lo swastika) che oggi ci appare più simile a un rubinetto.

D'altro canto, proporre una bandiera gloriosa come il Ducale, per i Lombardi di oggi (ma ci sarebbe l'opposizione di gran parte dei bresciani e dei bergamaschi, e dei mantovani) mi parrebbe quasi ironico: la nostra meschinità è pari solo alla nostra codardia e al nostro egoismo, per non parlare della nostra ignoranza riguardo alle nostre radici.

Forse è davvero meglio la croce di s.giorgio, la Croce Rossa, così si evita di farsi sparare addosso. Mi pare più azzeccata, un simbolo tutto sommato quasi neutro, che non scontenta nessuno, leghisti ed ex leghisti, un comodo compromesso, che non rappresenta nessuna grandezza, casomai solo una battaglia vinta in maniera fortunosa. Una bandiera buona al massimo per autonomisti da carta di Chivasso, non certo per chi crede che l'Insubria e, per estensione, la Lombardia (storica e non l'invenzione austro-sabauda) debba ritornare a essere grande, a riprendersi il suo posto in Europa, a esserne anche guida culturale.

Se vi piace e pensate che non scontenti parti dell'attuale regione Lombardia, tenetevi pure la croce, o il rubinetto. Noi seguiamo i costumi della Vipera e non rinunciamo al nostro Ducale, l'unica nostra bandiera, identitaria e imperiale.

Vipereo mores non violabo!

Rev.Lorenzo Banfi

 
Sulla Nazione e sulla Repubblica

Il nostro nazionalismo non è certo quello ottocentesco partorito dal Terrore giacobino. In noi esso rappresenta la volontà di un popolo di ritrovare se stesso e il proprio Destino.

Noi crediamo che il tema principale sia il concetto di "repubblica". Essa è per noi la derivazione politica del concetto di Terra Madre. Crediamo che chi vive in un determinato ambiente, paesaggio, Luogo, in ultima analisi, debba adattarvisi e condividerne il destino. Considerandosi figli di una medesima Madre, si pongono le basi per una comunità di parentela (il vero Ius Sanguinis) che si traduce politicamente nel concetto di repubblica, appunto. Esso non è un sistema di governo, ma l'idea di condivisione di un'appartenenza. Significa aver caro ciò a cui noi tutti apparteniamo, in definitiva. Senza queste basi, qualsiasi sistema politico è destinato al fallimento.

Noi riteniamo che il parlamento centrale di uno stato federale non debba sedere in maniera permanente ma periodica. D'altro canto, se la funzione del parlamento è legiferare, ne consegue che il suo deterioramento porti a un ipertrofia legislativa, spesso applaudita dalle masse come compimento del dovere del parlamentare. per questo crediamo che i delegati di un parlamento federale debbano invece riunirsi periodicamente o in maniera straordinaria, per intervenire su questioni difficilmente risolvibili dalle provincie o cantoni che dir si voglia. Dunque, eliminare il Parlamento dei pagliacci di Strasburgo sarebbe quanto meno auspicabile, poiché la sua sola funzione è quella di legittimare le sanguisughe dell'UE e i loro infernali organi burocratici.

Rev. L.Banfi

 
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