Doma Nunch

 
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

Notizie


Se gli animali ci chiedono di essere uomini

di Adriano Scianca*

Dio è morto e l’uomo non se la passa tanto bene. In compenso, gli animali sembrano catturati da una strana energia. Questa estate – stagione di popoli e governi commissariati, di maree umane in transito in un mare sempre più piccolo, più varie altre fatuità assortite – è anche l’estate della ribellione degli animali totemici.

Perché l’aquila che abbatte il drone, rivendicando la sua sovranità sui cieli, può essere un caso.

Ma anche il toro che blocca la superstrada E45, (secondo le agenzie “fuoriuscito, dopo averne aperto il portellone, dal furgone che lo trasportava”) reclama il possesso di una terra, che del resto ancestralmente si chiama forse Italia proprio perché i primi coloni greci identificavano tutti gli abitanti della Penisola con i Vituli, popolazione calabrese che si dice fosse religiosamente legata al simbolismo del toro (lo stesso delle antiche civiltà mediterranee, lo stesso che invece l’Esodo trasforma in incarnazione vivente del tradimento del patto fra Israele e Javeh, tanto che i sedotti dal vitello d’oro saranno passati per le armi senza tanti complimenti).

Chissà cosa cercavano, invece, i cinghiali fotografati in un parcheggio di Monte Mario, a nord di Roma. A Cefalù, un pensionato di 77 anni è stato aggredito e ucciso da un cinghiale a pochi metri dalla sua abitazione, con una ferocia che inquieta, non solo dal punto di vista della pruriginosa e sanguinolenta cronaca agostana, ma anche in chiave simbolica: terzo dei dieci avatara di Vishnu, il cinghiale è nei Veda l’animale simbolico del nostro ciclo storico, che è detto Shweta-varaha-Kalpa, “ciclo del cinghiale bianco”. Ritratto sugli emblemi della Legio X Fretensis, la legione di stanza in Giudea e su diverse monete circolanti in Palestina ai tempi di Adriano, il maiale selvatico sembrava irritare particolarmente la popolazione locale, per via della nota idiosincrasia spirituale dei monoteismi per la specie in oggetto, laddove invece le civiltà indoeuropee ovunque lo conobbero e lo allevarono. Oggi in Italia ci sono più di un milione di cinghiali (nel 2005 erano 600mila). E si mostrano sempre più inquieti.

In Francia, intanto, sono alle prese con il lupo, altro animale la cui portata simbolica è sin troppo nota. Il prefetto della regione di Alpes-de-Hautes-Provence, e prima di lui quello di Hautes-Alpes, hanno autorizzato l’abbattimento controllato di alcuni lupi che nella zona stanno causando seri problemi ai pastori. Fra luglio 2014 e giugno 2015 sono 19 i lupi uccisi dagli allevatori per proteggere il loro gregge (la legge prevede che possano esserne abbattuti un massimo di 36 in un anno). In tutta la Francia i lupi sarebbero circa 300, con un aumento del 16% dal 2014 e del 20% dal 2013. Quasi 9000, però, sono gli animali da allevamento uccisi dal predatore. Anche in Italia, tuttavia, il lupo sta tornando. Negli anni Settanta erano rimasti circa cento esemplari, solo sugli Appennini, dalla Sila fino alle Marche. Più a nord nessuno. Oggi ci sono tra i 1.600 e i 1.900 esemplari e vivono in modo stabile dalla Calabria fino al Piemonte.

Ora, questo inatteso protagonismo animale, e per di più di bestie cariche di significato mitico e di potenza simbolica, cosa ci comunica? Sarebbe sin troppo facile trarne una conclusione hollywoodiana sul “grido d’aiuto della natura” che l’uomo “sta distruggendo” e rispetto alla quale deve “fare un passo indietro”. E se invece di chiederci di “essere meno uomini”, lupi, cinghiali, tori e aquile ci chiedessero di esserlo di più? Se questi segnali fossero un invito a ritrovare noi stessi, le nostre durezze, la nostra potenza ancestrale, la nostra capacità di essere portatori di civiltà?

L’animalismo classico, umanizzando la bestia tanto da estendere ad essa inesistenti “diritti universali”, non ha capito nulla del rapporto uomo-animale, che funziona invece solo se è l’uomo che si “animalizza” (e vedremo in che senso). Se è un dato assodato che l’uomo sia l’unica specie ad addomesticare altri esseri viventi fin dai primordi dell’antichità, meno indagata è la prospettiva capovolta per cui è l’animale stesso ad addomesticare l’uomo. Scrive Roberto Marchesini nel suo saggio Post-human:

«Quando dobbiamo affrontare l’incognito o rappresentarlo, ecco che gli animali ci vengono in aiuto, offrendoci l’opportunità di immaginare forme aliene, di costruire tassonomie, di dar luogo a nuovi progetti di vita e di formulare pensieri che esulano dalla nostra cornice intuitiva […]. Gli animali per lungo tempo hanno rappresentato l’unica vera alterità con cui costruire punti coniugativi, cosicché oggi non è errato cercare di individuare nella cultura umana i prestiti animali, ossia ammettere che l’umanità sia legata a doppio filo a una sorta di teriosfera che di fatto rappresenta l’insieme archetipologico di ogni coniugazione ibridativa».

Ma questa “ibridazione uomo-animale” non è certamente una rinuncia all’essere uomo dell’uomo, quanto piuttosto una “messa in forma” di se stessi e del mondo che è propria della nostra specie. Lo sciamanesimo insegna ad “attraversare” l’animalità per diventare più, non meno, che semplice uomo. Tutto rientra in una sfera di potenziamento simbolico. Essere spietati come il lupo, distanti come l’aquila, forti come il toro, furenti come il cinghiale significa tornare a essere se stessi. Tornare a essere uomo.

(*) originariamente pubblicato su Il Primato Nazionale

 
Gaetano Bresci: 1900 - 2015

"Ho attentato al Capo dello Stato perché è responsabile di tutte le vittime pallide e sanguinanti del sistema che lui rappresenta e fa difendere".

115 anni fa, il 29 luglio 1900, Gaetano Bresci sparava a Umberto I di Savoia. Meno di un'anno più tardi, Bresci muorirà in circostanze mai risolte, nel carcere dell'isola di Santo Stefano, nel mar Tirreno.


In questo giorno, rivolgiamo un ricordo a chi si sacrificò per lavare, coll'altrui e suo sangue, gli innocenti milanesi assassinati nel 1898.

 
Sarònn: Per il PD aver lasciato un bilancio "in ordine" meriterebbe un plauso!

SARONNO: PER IL PD AVER LASCIATO ALLA NUOVA AMMINISTRAZIONE UN BILANCIO IN ORDINE MERITEREBBE UN PLAUSO! MA NON DOVREBBE ESSERE SOLO LA NORMALITA'?

Ieri sedavamo nel numeroso pubblico del Consiglio Comunale di Saronno. Il PD si è vantato di aver lasciato un bilancio in ordine e trasparente dopo cinque anni di governo cittadino e usa questo dato come sintesi e prova di un’esperienza politica - a loro dire - positiva per Saronno.


Per noi, invece il fatto di aver lasciato i conti in ordine, e non aver “rubato” o sperperato, rappresenta il minimo sindacale!Forse costoro sono troppo assuefatti dalla quotidianità del malaffare politico, che un bilancio in ordine rappresenterebbe una singolarità degna di nota; ma in questo dovrebbe consistere il semplice dovere di un Amministrazione di qualsiasi colore.


Non vogliamo togliere nulla alle qualità etiche delle persone che hanno guidato Saronno prima di noi, ma vogliamo ricordare che non tutti accettano passivamente di sentirsi dire che basta “non rubare” e lasciare tutto “in ordine” per qualificare come positiva un’esperienza politica, tanto da permettergli di fare i maestrini dai banchi del Consiglio Comunale: soprattutto dopo una sonora batosta elettorale, che forse brucia ancora, e che - già in sé - boccia senza appello la passata Amministrazione (anche con i conti in ordine)!!!


E' poi interessante vedere che i conti sono stati messi in ordine togliendo fondi agli investimenti per coprire la spesa corrente. Tutto assolutamente legale! Ma è facile pontificare “benvenuti nella realtà”, quando la realtà che è stata lasciata è praticamente priva di capacità di investimento. Come è banale accusare la nuova Amministrazione di essere troppo immobile dopo (ben) 4 settimane dall’insediamento, quando non ci sono le possibilità concrete di imbastire un piano di investimenti, perché le risorse sono state usate dalla passata Amministrazione per coprire dei costi, altrimenti colmabili solo con un aumento delle tasse, manovra che il PD saronnese ha preferito evitare così da non affondare del tutto la propria immagine.


Quando in una nota il segretario del PD dice che “governare significa scegliere, decidere, assumersi delle responsabilità” e che per reperire Risorse Aggiuntive le “strade sono l’aumento delle tasse, o il taglio di costi quindi di servizi”, viene da sorridere a pensare come questa situazione sia proprio figlia loro. Se avessero avuto gli attributi di sceglieredecidereassumersi la responsabilità di fare un piano di investimenti con le risorse di cui disponevano al posto di usarle per coprire la spesa ordinaria, forse adesso non ci troveremmo in una situazione che, per quanto in ordine, non permette capacità di investimenti, oltre ad aver lasciato l’onere ai successori di reperire queste famose Risorse Aggiuntive che il PD si è divertito a rendere necessarie.


 

Domà Nunch – Sezione Sarònn

 
Del bisogno di un corso di milanese... per Tsipras!

 

DEL BESÒGN DE ON CORS DE MILANES... PER TSIPRAS!

Hemm legiuu con tenerezza l’inziativa irònica del grupp saronés de ‘L’altra Europa con Tsipras’ che, on quai dì fa, l’ha organizzaa on “Curs de dialett per terun e baluba” (sic). L’obiettiv l’era de toeu in gir l'Amministrazion Comunal indoè semm denter e semm attiv cont el nòst Assessoraa a l'Ecologia e al Sport.

Semm semper content quand, anca cont ona scusa comè quella, gh’è on quaivun che el recognoss la nòstra lengua local. Ma, tant per comincià, ne piasaria che sti gent fussen alfabetizzaa in quell idioma. Dòpo tutt, numm el semm ben che i soggett in question hinn giamò tucc professoroni, che gh’hann minga bisògn de studià. Donca, per cunt nòst, pòden ben seguttà a fà i pajasc. Ma ch’el sappien che ona lengua, la nòstra lengua mader – l’è ona ròbba seria, e inscì la và trattada.

Difatti, per sti amìs nostran del pseudo-eròe grech, l’è ciar che el “dialett”, el Milanes e i lengov lombard, hinn ona barzelletta, al massim ona bòna reson per dagh del razzista a quei che el parlen ò scriven. Fòrsi perchè, per lor, el nòst dialett l’è nò internazionalista assee, global per nagòtt, e el se parla nanca pù in di salòtt bon de la sinistra. Che bej ambient, indoè el frances, el spagnoeu e l’ingles hinn giamò passaa de mòda e incoeu tucc sann comè se dis de “nò” in de la lengua ellenica!

De contra, el nòst Moviment, de esperienza in sul “dialett” ghe n’ha tanta: regordarii i nòst convegn, che gh’hann partecipaa studios italian e forest, i cors de lengua per i giovin, i nòst collaborazion con professor di universitaa europee, la raccòlta e lapubblicazion di stòri pòpolar, la traduzion da la lengua original di capolavòr de la letteradura mondial, comè “El Princip Piscinin”e el “Dracula”.

Sicchè stavòlta se la ciappom nò, cari amìs de Tsipras: grazie a la vòstra simpatia sgangherada, hemm deciduu de organizzà de bòn on cors de milanes, e ve invidom già de subit a partecipà. El se sa mai che,  in de l’imprend, podariov tirà giò i barrier cultural, dagh on quaicòss pussee a livell coltural ai forestee, fà pussee grand el rispett de la nòstra cultura e de la nòstra identità. Perchè la nòstra lengua, anca lee l’è ona part de quella biòdiversità che ve impieniss inscì tant la bocca.

 

 

 

DEL BISOGNO DI UN CORSO DI MILANESE...  PER TSIPRAS!


Abbiamo letto con tenerezza l’ironica iniziativa del gruppo saronnese ‘L’altra Europa con Tsipras’, che qualche giorno fa ha organizzato un “Curs de dialett per terun e baluba” (sic), allo scopo di prendere in giro l'Amministrazione Comunale in cui siamo presenti e attivi con il nostro Assessorato all'Ecologia e Sport.

Siamo sempre contenti quando - anche con un pretesto come quello - c'è chi riconosce la nostra lingua locale; ma tanto per partire, ci piacerebbe che costoro fossero degli alfabetizzati in tale idioma. Dopotutto, sappiamo perfettamente che i soggetti in questione sono già tutti professoroni a cui non serve studiare. Dunque, per quel che ci riguarda, possono ben continuare a rendersi ridicoli, ma sappiano anche che una lingua - la nostra lingua materna - è una cosa seria e come tale va trattata.

Infatti, per gli amici nostrani dello pseudo-eroe greco, il "dialetto", il Milanese e le parlate lombarde sono evidentemente una barzelletta, al più una buona ragione per considerare razzista chi lo parla o lo scrive. Probabilmente perchè essi non trovano il nostro dialetto abbastanza internazionalista, per niente globale, e ormai abbandonato da decenni anche nei salotti buoni della sinistra. Begli ambienti, in cui è già passato di moda il francesce, lo spagnolo, l'inglese e in cui tutti oggi sanno come si dice "no" in lingua ellenica!

Il Movimento cui apparteniamo, invece, di esperienza circa il "dialetto" ne ha parecchia: ricordiamo solo i nostri convegni, cui sono intervenuti studiosi italiani ed esteri, i corsi di lingua per i giovani, le collaborazioni con docenti di università europee, la raccolta epubblicazione dei racconti popolari, la realizzazione di traduzione dalla lingua originale al milanese di capolavori della letteratura mondiale, come “Il Piccolo Principe”“Dracula”.

Sicchè questa volta non ce la prendiamo, cari amici di Tsipras: grazie alla vostra sgangherata simpatia, abbiamo deciso di organizzare un vero corso di lingua milanese, invitandovi già da subito a partecipare. Non si sa mai che, imparando, possiate abbattere le barriere culturali, arricchire culturalmente gli stranieri, aumentare il rispetto della nostra identità e della nostra cultura.Perchè la nostra lingua è anch’essa parte di quella biodiversità di cui vi riempite tanto la bocca.

 
<< Start < Prev 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 Next > End >>

Page 11 of 41
JoomlaWatch 1.2.12 - Joomla Monitor and Live Stats by Matej Koval

Utenti collegati

We have 20 guests online