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Le piramidi di Montevecchia

MONTEVECCHIA / MONTEVEGIA (LC) - Furono scoperte alcuni anni prima di quelle bosniache, che fecero molto più scalpore. Sono nella Valle del Curone, in Brianza, le nostre tre piramidi che ancora non sono state completamente studiate, prive di sondaggi, monitoraggi e scavi archeologici. Ciò a differenza del complesso di quattro antiche piramidi situato nel bacino del fiume Visoko, a circa 40 chilometri a nordovest di Sarajevo in Bosnia-Erzegovina, che è stato già studiato da diversi esperti e spedizioni internazionali e datato a circa 30 mila anni fa.Probabilmente si tratta dell'ennesimo contributo che indurrebbe a riscrivere totalmente la storia dell’umanità così come ci è stata inculcata artatamente finora.

Ci interessammo e visitammo le piramidi di Montevecchia sin dalla notizia della loro 'scoperta' avvenuta nel 2001 per intuizione dall’architetto Vincenzo Di Gregorio, un acuto siciliano trasferitosi a Montevecchia nel 1977. Egli lesse la particolare conformazione di questo brano di territorio da foto satellitare. A circa 15 chilometri da Lecco e 40 da Milano, sono tre formazioni collinari con caratteristiche simili alle più note piramidi che siamo abituati a visualizzare  in continenti extra-europei: a gradoni, con un inclinazione massima di 44° e un altezza che varia dai 40 ai 50 metri.

Impossibile ad oggi determinare l'epoca esatta della loro formazione. Sì, perchè sarebbero state modellate dall’uomo, probabilmente come luoghi sacri e di osservazione astronomica. Dagli studi eseguiti da Di Gregorio emerge queste piramidi insubri, pur non essendo uguali per dimensione, sono simili a quelle di Giza per disposizione e orientamento astronomico: sono posizionate in modo da richiamare l’ordine delle tre stelle centrali della costellazione di Orione, ovvero Alnitak, Alnilam e Mintaka, replicato proprio in Cheope, Chefren e Micerino, le più famose piramidi egizie. Ricoperte dalla vegetazione, somigliano a colline: l'ipotesi è che esse siano piramidi realizzate artificialmente operando l’asportazione di centinaia di tonnellate di roccia.

La prima piramide, a sud, ha sulla sua sommità un affascinante spiazzo attorniato da cipressi; la terza è ricoperta da querce. Quella al centro, detta Belvedere Cereda, secondo il ricercatore, era un sito astronomico utilizzato dai Celti nel VI sec. a.C., molto prima dell’arrivo dei Romani.

L'archeoastronomo Adriano Gaspani (Osservatorio Astonomico di Brera) ha misurato le piramidi dimostrando l'orientazione d est, con una precisione di 0,5°; i lati delle strutture sono tra loro paralleli ed ortogonali; le falde delle colline sono inclinate di 23° (± 1°); gli spigoli hanno inclinazioni identiche su tutte e tre le strutture con una precisione di ± 0,1°.

L'osservazione astronomica, oltre a funzioni sacrali, serviva al ciclo agricolo. Valutando che le prime forme di agricoltura sono comparse nella regione dal 4000 a.C. , ciò significa che queste piramidi potrebbero essere state costruite posteriormente a quell'epoca.



 
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