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La libertà di parola non preclude la dignità del silenzio

Con curiosità abbiamo seguito l’intenso impegno dell’ANPI, della sinistra saronnese e dei loro nipotini dei Centri Sociali, nell’organizzare un frenetico calendario di “iniziative antifasciste” per contrastare una riunione di sport da combattimento e difesa personale organizzata da un’associazione riconosciuta dal C.O.N.I., Wolf of the Ring.

All’interno del calendario, ci sarà un appuntamento con un eroe della sinistra milanese noto alla cronaca - nera più che politica - che arringherà la “folla” con le sue perle di saggezza: il giurassico Saverio Ferrari.

Per qualificare il graditissimo ospite della sezione ANPI cittadina e delle sigle a sodali (Tu@ Saronno, Rifondazione Comunista, Sel, L’altra Europa con Tsipras, ecc. ecc.), citiamo un brano tratto dal libro di Luca Telese, Cuori neri* che riporta la testimonianza di Claudio Guarisco, amico e compagno del Ferrari, nonché egli stesso membro di quel commando di Avanguardia Operaia che si macchiò di crimini, esaltati dai fenomeni sopracitati, come “eroiche azioni antifasciste”:

Durante il processo [agli assassini di Sergio Ramelli ndr] fu emessa una condanna anche a danno di Saverio Ferrari, membro della segreteria nazionale e addetto stampa di Democrazia Proletaria e all'epoca a capo della struttura universitaria di Avanguardia Operaia [...]. Il 31 marzo 1976 lo stesso servizio d'ordine di Avanguardia Operaia che sarebbe poi risultato coinvolto nell'omicidio di Sergio Ramelli assaltò il bar Porto di Classe poiché considerato un abituale ritrovo della destra. Per l'occasione al servizio d'ordine di Avanguardia Operaia si aggregano anche i Comitati antifascisti. Il locale scelto fu devastato e incendiato, tutte le vetrine furono infrante e sette avventori furono feriti. Tre di essi furono ridotti in gravi condizioni e uno restò invalido per tutta la vita [Fabio Ghilardi -due operazioni, coma, polmone d’acciaio epilessia permanente-, Giovanni Maida di soli 16 anni -quattro fratture alla mandibola e una alla spalla- e Bruno Carpi -doppio sfondamento della calotta cranica con lesioni permanenti al cervello- ndr]”.

Il bar di largo Porto di Classe "andava colpito, si dovevano spaccare le vetrine e dare fuoco al locale. Ci dissero che bisognava raggiungere la zona alla spicciolata", prassi che si è riproposta, fortunatamente senza un totale successo, in un bar di Saronno colpevole di una programmazione musicale sgradita ai fan cittadini del “compagno” Saverio Ferrari. Oltre a sprangare, attività che gli è costata una condanna a 11 anni, poi ridotta a 5 e infine ai 3 anni e 3 mesi (come da copione, passati in cavalleria), Ferrari ha sviluppato una meticolosa capacità di archivista, raccogliendo foto, indirizzi, dettagli di tutti i nemici di classe: carabinieri, poliziotti, giornalisti, politici, sindacalisti e ovviamente i suoi bersagli preferiti, i «fascisti»**.

Entrato in Rifondazione Comunista e diventato funzionario in Regione, ha continuato il suo impegno di archivista attraverso il suo sito «Osservatorio democratico sulle nuove destre», un portale atto alla schedatura del “nemico politico”, che ha partorito Da Salò ad Arcore - la mappa della destra eversiva, pamphlet di 160 pagine allegato nel 2006 a L'Unità.

Missione, questa, che continua a condurre con estrema puntigliosità negli errori e all’insegna del rigore diffamatorio, come è stato riconosciuto anche dal tribunale di Milano il 4 Maggio 2011, che ha condannato il fervente “democratico” a pagare 10000 euro di multa per diffamazione, a seguito di un articolo in cui imputava la morte prematura di un esponente del Fronte Sociale Nazionale a un overdose di cocaina; notizia falsa che oltre a costare la condanna all’eroe degli “antifa”, ne qualifica ufficialmente l’operato e il pubblico di riferimento.

Ultimamente si porta avanti sul lavoro, sciorinando un grande classico “antifa”: il vittimismo d’anticipo. Infatti, grazie a un curriculum fatto di violenze e diffamazioni, il guru antifascista, gioca a vestire i panni della povero agnello, candido e indifeso, denunciando di essere nel mirino di temibili commandos di stranieri al soldo di neonazisti, che non vedrebbero l’ora di attentare alla sua vita. Ha già consegnato una preziosa documentazione, frutto delle sua mirabili indagini, a persone di fiducia (ma non alla Polizia), da aprire in caso “dovesse succedere qualcosa”. All’interno di questi dossier sarebbero ovviamente indicati i mandanti della sua futura aggressione.

Questo è il personaggio che l’Anpi di Saronno e sinistri vari si vantano di opporre a una manifestazione di sport da combattimento che minaccerebbe la pace, e la libertà. A ognuno le proprie conclusioni. In questo caso ci viene da dire solo che la libertà di parola non preclude la dignità del silenzio!

Domà Nunch - Sez. Sarònn

(*) Sperling & Kupfer Editori, Milano, 2006 (**) Vedasi anche Il Giornale del 29 ottobre 2014

 
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