Nel bosco

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Adesso che fanno quella vaccata dell'EXPO, che vogliono fare Pedemontane dappertutto, e dappertutto sbattono giù cemento su cemento, adesso che stanno costruendo la Città Infinita e che la nostra terra assomiglia sempre di più ai paesaggi del film “Blade Runner”, adesso sarebbe giusto stare tre giorni in un bosco per vedere le cose in maniera differente da come sono. Vedere diversamente noi stessi.

Perché il bosco è un mondo diverso. È l’ultimo mondo diverso che oramai possiamo qui avere. Perché il bosco è attraversato da talune forze, memorie della nostra terra, che da altre parti, le parti dove solitamente ci tocca vivere, non ci sono più. Non si trovano più. Non esistono più.

La forza del bosco è la nostra medesima forza. Quella che o ce l’hai o non ce l’hai. E possiam certo dire che, al giorno d’oggi, ce l’hanno in pochi. Perché l’unione con la natura si è infranta. E a noi tocca porre a ciò rimedio. Per essere diversi da come il mondo di oggi ci vuole. E per questo, datemi retta, è sufficiente tornare nel bosco. Andar indietro. E lì, quando siamo accosti alla radice di una quercia, un ontano, un salice, un pioppo, lì accucciati con il sedere ben appoggiato, ho potuto leggere queste parole di una lingua antica della nostra Terra:

Esi sin devo run. Esi sin devo rene. Esi sin ollater dervonnis!

Tu sei il dio antico. Tu sei il dio della rinascita. Tu sei il nostro padre nato dalla quercia.

E ripeto queste belle paroline. Più di una volta, ancora e ancora, fin a quando non si siano amalgamate con il respiro, dentro il sangue, dentro questa grama vita che abbiamo. Vale certo la pena di tentare. Di farlo. Fallo!

Perché qui, in questa terra d’Insubria arrabbiata e rovinata, qui in questa terra madre nostra ridotta a pezzi, sporca, puzzolente, aggredita da mille malanni, qui, credetemi, ci siamo ancora noi. Che un tempo fummo il popolo di questa terra. La tribù. Ci sono io. Ci siete voi miei fratelli. E c’è ancora un uscio. Piccolo, in cui si può ancora entrare, per trovare la vecchia terra delle nostre genti. Credetemi. E datemi, se volete, anche dell’alienato.

Sì. Sono pazzo e alienato. Perché ho in mente un altro mondo: ho il bosco nel sangue.

E tutto il resto nulla conta.

 
 
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