Chi ha colpito il Lambro?

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Si è trattato di un atto doloso.  Questa la pesantissima accusa che grava sul caso Lombarda Petroli, la ex raffineria dei Villasanta chiusa del 1984  da cui si è originata la perdita di gasolio che sta distruggendo l’ecosistema del Lambro.

Un fiume  martoriato,  ma che da un ventennio stava faticosamente cercando di riprendere vita grazie a una serie di interventi di bonifica e recupero. Le prime ricostruzioni degli inquirenti non lasciano dubbi: ad aprire i rubinetti della Lombarda Petroli è stato qualcuno che conosceva bene l’impianto.
Lo ha confermato Dario Allevi, presidente della Provincia di Monza, nel corso di una conferenza stampa nella sede del depuratore di San Rocco. “Chi ha agito sapeva esattamente dove mettere le mani. Ha tralasciato i serbatoi vuoti aprendo i rubinetti di quelli pieni. Il risultato è stato un disastro ecologico senza precedenti”.  Che non è stato fermato in tempo. Ed è polemica sui soccorsi.


Sono stati  infatti i tecnici di Brianza Acque ad accorgersi di quanto stava accadendo e ad allertare la macchina delle emergenze. Da parte di Lombarda Petroli nessuna segnalazione. Dopo il giro di ronda delle tre di notte, che non aveva riscontrato problemi, nessuno si è accorto di nulla. “Ma quando alle otto e mezzo del mattino è stato chiaro che ci si trovava di fronte a un disastro, qualcuno  nella ditta ha cercato di impedire l’ingresso nello stabilimento ai tecnici accompagnati dalla Polizia Provinciale”.  E’ stato necessario l’intervento di Polizia di Stato e Carabinieri per riportare la calma e convincere i custodi dello stabilimento  ad aprire i cancelli. Ma ormai era troppo tardi. A poco più di tre ore dall’apertura dei rubinetti, la prima ondata di piena era già fuoriuscita del tutto e non è stato più possibile recuperarla.  “Anche pochi minuti  in questo caso avrebbero fatto la differenza” rincara la dose Allevi. Ora la marea nera, comunica la Prefettura,  ha raggiunto il Po. E Legambiente chiede che a gestire l'emergenza sia un coordinamento nazionale tra le regioni Venento, Lombardia ed Emilia Romagna. 
Ancora sconosciuta la quantità di idrocarburi riversata nei fiume. I tecnici di Brianza Acque aspettano di pulire i filtri del depuratore per tentare una stima precisa. Quello che appare certo è che la situazione è migliorata col passare delle ore.

 

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Le immagini mostrate nel corso della conferenza stampa dimostrano un’evoluzione in positivo. “La massa oleosa ha la caratteristica di essere più leggera dell’acqua, e di restare in superficie. Questo semplifica le procedure di asportazione” riferiscono gli ingegneri.  Sono già 1500 i quintali di materiale tossico raccolti dal depuratore di San Rocco e che dovranno essere smaltiti. Ma l’impianto è al limite e dovrà essere chiuso appena possibile per un periodo minimo di tre settimane. Un disastro nel disastro, dato che i liquami fognari finiranno  direttamente nel fiume.

 

Antonio Piemontese

http://vorrei.org/

 

 

 
 
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