
Franco Loi, il più grande poeta in milanese, nasce a Genova (il 21 gennaio 1930), con un cognome sardo. Nella Milano popolare del quartiere Casoretto arriva nel 1937. Prima della vocazione poetica, l’impegno politico. Ma accanto a Marx, legge il Vangelo e i classici russi. Lavora allo scalo merci, poi alla Rinascente, poi all’ufficio stampa Mondadori. Comincia a scrivere versi nel 1971, ascoltando d’estate il dialetto della città dov’era rimasto solo, addolorato da vicende personali e politiche. Dante Isella ne celebra la “violenza espressionistica”, avvicinandolo a Gadda, Tessa, Céline.
Nella sua opera poetica Franco Loi fa uso del dialetto meneghino, contaminandolo in vario modo, dando origine a un complesso espressionismo linguistico. Accanto al dialetto milanese della tradizione letteraria si trovano elementi del gergo proletario e sottoproletario, intrecciati con arcaismi, fiorentinismi e neologismi. Il risultato è un impasto linguistico di forte originalità espressiva, in cui emerge una fervida passione politica, ottemperata qua e là da una vena poetica edulcorante e salvifica.
Fonte : http://la2.rsi.ch/home/channels/lifestyle/personaggi/2010/02/01/loi.html#Text
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