Doma Nunch

 
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«Provincia dell'Insubria? Lavoriamo per una Comunità Nazionale!» PDF Print Email

COMUNICATO STAMPA DEL 24 LUGLIO 2012

DOMA' NUNCH: « NESSUNA FIDUCIA NELLA 'PROVINCIA DELL'INSUBRIA'. LAVORIAMO PER UNA COMUNITA' NAZIONALE! »

Lo Stato Italiano è irriformabile. Domà Nunch rifiuta ogni perdita di tempo "efficientista" e proclama l'unica via d'uscita dalla crisi: superare sin da subito gli schematismi istituzionali dello Stato Italiano e lavorare per la Comunità Nazionale dell'Insubria, ossia a una nuova forma di aggregazione politica da far nascere con il supporto di quelle entità che già garantiscono i diritti del Popolo Insubre, come ad esempio la Confederazione Elvetica.

Circa la proposta di eliminazione di alcune Province, Domà Nunch ribadisce il suo avvertimento: lo Stato italiano è destinato a cadere in un incubo istituzionale, in un buco nero che sta già prosciugando le risorse dei territori produttivi, come l'Insubria. A noi sarà chiesto sempre di più, al fine di posticipare la bancarotta del governo centrale e delle sue emanazioni assistenzialistiche, malamente mascherate da autonomie.

Va più nel dettaglio Matteo Colaone, Segretario Nazionale del Movimento: «Non capisco come si possa basare alcuna strategia sul rimpasto delle Province, che è un annunco studiato ad arte per riempire l'estate. La prova è che proprio nell'agosto dell'anno scorso, la stampa parlava esattamente degli stessi temi». Contestualmente, Colaone tira una linea netta tra Domà Nunch e i partiti: «Noi lottiamo per la creazione di una Comunità Nazionale unita. Riteniamo ridicole le smanie campanilistiche - a favore dell'una o dell'altra città - cavalcate dai politici di mestiere, tese a generare fumo di sbarramento nell'interesse delle loro prebende locali e non certo alla Res Publica». Difatti, lo scomposto intervento di taglio non devolve alcun potere significativo (né tantomeno capacità di imposizione fiscale) al livello più basso, quello comunale, ma procede verso un ulteriore accentramento dei poteri.

Colaone chiarisce che, con questi presupposti «l'idea di una nuova "Provincia dell'Insubria" non ci entusiasma, soprattutto qualora essa nascesse dalla sola unione di Varese e Como: sarebbe un triste pasticcio storico-geografico. Qualora invece il progetto fosse allargato alle attuali province prealpine da Novara a Sondrio, si dovrebbe allora parlare a una provincia dell'Insubria Settentrionale, con l'incognita del futuro della nostra capitale, Milano, abbandonata a sè stessa nell'inattuale e insufficiente progetto di "città metropolitana"».