Doma Nunch

 
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Domà Nunch, sintesi tra pensiero tradizionale e le istanze locali

 

24 aprile 2014 - Qualche mese fa, Domà Nunch denunciava che il disegno perseguito dai signori del Sistema per delegittimare ogni espressione politica popolare, pareva giunto al suo epilogo. E' pronta l'accusa di populismo per chiunque non si allinei al desiderio degli adoratori dell'unico dio, chiamato €uro. Negli ultimi tre anni, questi tecnocrati, istruiti presso la scuola-BCE, sono riusciti a inculcare nelle masse il principio che tutto possa "funzionare" unicamente sotto l'abbraccio soffocante della UE e che ogni devianza sia esclusivamente da interpretarsi come un problema di efficienza, soprattutto economica, o – al limite – una questione tecnica . I governi “tecnici” - appunto - sperimentati e imposti anche nel quadrante italico, ci restituiscono oggi modelli pseudo-politici come quello di Renzi. E le regole dei mercati sostituiscono anche le leggi dei residui "stati nazionali", ormai periferici governi di facciata, contenitori di popoli le cui libertà sono erose progressivamente e fatalmente.

Molti ideologizzati - purtroppo - addirittura plaudono ad ogni nuova limitazione, ad ogni cenno di rigore, ad ogni passo avanti nell'unione finanziaria e bancaria dell'Europa. Dopotutto la globalizzazione non è un fenomeno né recente né naturale. Ma alcune sacche di resistenza stanno sviluppando anticorpi. Le fresche notizie dalle urne ungheresi confermano come sia possibile mantenere e rafforzare modelli politico-culturali alternativi all'Euro-dittatura, facendo di Budapest un eroico limes di resistenza, come lo sono, con diverse declinazioni, l'Islanda e la Svizzera. Ma anche il dissenso riversato nel voto al Front National fa scoprire che la Francia radicata, rurale e operaia potrebbe far naufragare molti progetti targati BCE e FMI nel prossimo Parlamento Europeo. D'altro canto, il fallimento del modello greco dimostra che, in assenza di alternative, la situazione politica degenera nella violenza e si avvita in un baratro di insicurezza permanente.
Nella penisola italiana, la minimizzazione (poi trasformata in repressione) delle volontà separatiste in Veneto, dimostra invece gli enormi sforzi dei difensori dello “status quo” impegnati nel bloccare sul nascere ogni istanza che possa potenzialmente arginare lo svuotamento delle vere sovranità nazionali, ossia l’incrinarsi del sistema UE-Stato italiano. Tutto ciò mentre i partiti galleggiano nei loro vuoti sarcofagi, perdendo militanti e voti (l’astensionismo è vicino al 50%). Parassiti del popolo e di loro stessi - ormai - dal PD alla destra liberale, essi agiscono esteriormente come agenzie di marketing pubblicitario e al loro interno consumano e perpetuano privilegi personali e corruzione.
In questa palude che ribolle, Domà Nunch ha affermato che la propria via non può essere quella elettorale, destinata inevitabilmente al fallimento. La strada non può essere nemmeno quella del movimentismo tradizionale, se con esso intendiamo quella del consenso a tutti a costi.

Ciò che occorre percorrere è un nuovo progetto che non si leghi al sentimento volubile e imprevedibile delle masse, bensì che susciti e coaguli il più intimo spirito identitario delle aristocrazie latenti del panorama insubrista, nazionalista, ecologista e rivoluzionario. Domà Nunch ritiene ora di non aver più bisogno di tutti, ma solo dei migliori.

In tal modo, Domà Nunch potrà divenire custode e guardiano. Esso sta stabilendo la sintesi tra il pensiero tradizionale e le nuove istanze locali: nel caos cui si avvia l'Europa, l'Insubria, la Lombardia, il Veneto e, in definitiva, l'Alta Italia, possono e devono costituire un nucleo territoriale di resistenza al potere bancario e della finanza internazionale che oggi si esprimono attraverso l'Euro, l'UE e lo stato fantoccio italiano. La secessione sarà il mezzo per l'indipendenza, in attesa dell'avvento di nuove leggi Sovrane, quelle della Natura e della Comunità.
 

Rassegna Stampa

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